Libano, le domestiche-schiave dei ricchi. “Tutti i giorni 19 ore di lavoro. Violentata e prigioniera in casa senza più documenti”

REPORTAGE – Mariema, orfana di 24 anni, ha lasciato la Sierra Leone con un biglietto di sola andata per Beirut. Come lei altre 250mila ragazze arrivano da Africa e sud-est asiatico in Libano e altri Paesi arabi per prestare servizio presso famiglie facoltose. A loro viene ritirato passaporto e cellulare, subito. Non godranno di nessun diritto, né di nessuna protezione. È il sistema della “Kalafa”, fatto di soprusi e abusi, quello che ha vissuto Mariema. Che ora non riesce quasi più a muoversi e a vedere

Con un piede a schivare il cibo ridotto in poltiglia e con l’altro le schegge di vetro, ci si fa spazio per le strade di Beirut, quelle che, ovunque si vada, sono sempre sporche, strette, dissestate. Prima a destra, poi a sinistra, ancora a destra, e poi una salita. Q Hotel, terzo piano, stanza numero 304.

L’albergo è lì, ad Hamra, in uno dei principali quartieri commerciali della città. È lì, con la sua insegna fatiscente, i mattoni a vista, la facciata ingiallita. Dove, tra madie antiche e moquettes consumate, il tempo sembra essersi fermato agli anni Cinquanta. Dove Mariema – la schiena curva, la maglietta azzurra un po’ scesa, il viso scavato – è distesa sul letto con il lenzuolo sgualcito caduto a terra. 

Italian | October 10, 2020

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